Le origini dell’idrocolonterapia risalgono a tempi antichi. Già nel Papiro di Ebers, del 1552 a. C. (il documento che ci ha consentito di documentare le principali attività mediche dell’antico popolo Egizio) si ritrovano notizie riguardanti le indicazioni per l’uso dei clisteri come rimedio per più di 20 sintomi gastrici e intestinali. Farmaci, erbe e succhi venivano somministrati  mediante zucche usate come serbatoi attraverso canne e cerbottane fatte con foglie secche di papiro.

Ippocrate (4° e 5° secolo a.C.) utilizzava i clisteri per la cura della febbre e altri disturbi corporei.Il medico di origine greca Galeno (129-199 d.C.) era pure un sostenitore del clistere: a differenza di Aetius, un medico greco del sesto secolo che proponeva clisteri di sola acqua, Galeno prescriveva clisteri di vario tipo, compresi quelli con olio e miele.Il primo strumento documentato per l’idrocolonterapia è stato dunque la siringa da clistere. Non è tuttavia certo a chi appartenga la sua paternità.Durante il Medio Evo le informazioni sul clistere continuarono a diffondersi ed il suo uso divenne di moda tra i ceti abbienti della popolazione, raggiungendo gli alti livelli delle famiglie reali. Le prime illustrazioni attendibili riguardanti l’uso della siringa per somministrare clisteri risalgono appunto al quindicesimo secolo.Il 17° Secolo divenne celebre come “l’età del clistere”. Nella società parigina era di moda farsi tre o quattro clisteri al giorno, secondo la credenza popolare che un lavaggio interno era essenziale per un buono stato di salute.Nella prima metà del diciannovesimo secolo tre inventori inglesi si misero in competizione per produrre e propagandare nuovi strumenti per clisteri, superiori (secondo loro) a tutti quelli precedenti, e in particolare alla siringa tradizionale. 

Oggi, i miglioramenti apportati alla strumentazione utilizzata per il lavaggio del colon dalla moderna tecnologia (in modo particolare quelli legati alla sicurezza) e la formazione di terapisti appositamente addestrati, fanno sì che l'idrocolonterapia si stia affermando come una cura valida per il trattamento di alcune malattie e come supporto per una corretta omeostasi corporea. Attualmente sono iniziate ricerche, in campo nazionale e internazionale, per valutare i benefici e le varie applicazioni che la idrocolonterapia può offrire. Insieme con una nutrizione equilibrata, l'esercizio fisico e un'attitudine mentale positiva. la idrocolonterapia può giocare un ruolo importante nel conseguire e mantenere uno stato di effettivo benessere.

 Intervista all’infermiere Professionale PIETRO GULLO (http://www.pietrogullo.it) specializzato in Idrocolonterapia (Corso SICT a Milano).

 

- Presentazione

Nasce nel 1970 e diventa infermiere professionale dal 1995.
Esercita l'attività professionale presso abitazioni di privati, presso ospedali, case di cura e case di riposo.
Caratterialmente gli piace sempre capire come stanno le cose, così come non ama i rapporti superficiali, affronta tutto con entusiasmo coinvolgendo anche coloro che gli stanno vicino.
Ama le sfide e ritiene di avere l'umiltà necessaria per ascoltare chi gli sta intorno, sapendo che ha sempre moltissimo da imparare.
La professionalità e la passione sono valori fondamentali del suo lavoro.

- Cos’è l’idrocolonterapia?

Si tratta di un lavaggio del colon introducendo acqua filtrata (all’incirca 19 litri di acqua) a temperatura corporea interna (dai 38 ai 40 gradi). Si utilizza un flusso controllato d’acqua ad una pressione controllata ad un massimo di 250 millibar ed in presenza di una valvola di sicurezza.

Vengono utilizzate delle canule monouso con 2 vie per l’entrata e l’uscita dell’acqua.

- Quale è la differenza fra l’idrocolonterapia e l’enteroclisma?

L’enteroclisma arriva fino alla parte di intestino denominata sigma (raggiungibile con almeno 2 litri d’acqua). Per raggiungere il cieco (che è la parte terminale del colon) sono necessari all’incirca dai 10 ai 20 litri di acqua (questo dipende, non solo dalla morfologia della persona, ma anche dalle sua disponibilità psicologica).

Il cibo transita dall’intestino tenue al colon, il quale poi riassorbe l’acqua e nel caso in cui non ci sia stata una rapida evacuazione, il colon riassorbe tutte le sostanze tossiche dal mesentere, queste vengono riversate nel torrente ematico e raggiungono il fegato. Pertanto, chi non ha un intestino che evacua regolarmente si sente stanco ed affaticato perché il fegato cerca di liberarsi dalle sostanze tossiche utilizzando gli organi emuntori: polmoni (alitosi), reni (urine maleodoranti e cistiti), utero (candidosi e vaginiti), cute (eczemi, forfora, brufoli, acne, psoriasi…).

L’idrocolonterapia è nata come terapia di bellezza. Quando il colon è pieno, contrasta la fuoriuscita del chimo dal tenue (vasi comunicanti).

- In quali casi è controindicata l’idrocolonterapia?

In caso di gravidanza, tumori intestinali ed occlusioni.

- In quali casi è consigliata?

Soprattutto nei casi di diverticoli ed emorroidi. E' molto utile in caso di stitichezza ed anche in caso di dissenteria.

- E’ dolorosa?

No, non è dolorosa perché si tratta di un sistema chiuso che non c’è nel sistema a caduta.Tramite un tubicino corto, al quale sono collegati due tubi, rispettivamente per l’acqua d’entrata e d’uscita, si introduce nel colon acqua calda (a 36-37°) depurata. 

- Ogni quanto consigliato ripetere l’idrocolonterapia?

Non c’è una risposta assoluta a questa domanda poiché ogni individuo è diverso. Generalmente ognuno di noi lo capisce. Io generalmente consiglio di effettuarne almeno 2 ravvicinate perché la prima seduta la considero un approccio iniziale poiché la persona spesso è tesa ed imbarazzata e non si riesce a raggiungere la giusta pulizia.

- Qual'è la differenza fra idrocolonterapia ed enteroclisma?

Tramite l'enteroclisma o clistere, si riesce ad arrivare fino al colon sigmoideo, poichè i classici enteroclismi hanno una tenuta di circa 2 litri.

Tramite l'idrocolonterapia si riesce a raggiungere il cieco proprio perchè si utilizzano dai 10 ai 20 litri d'acqua.Tuttavia dipende sempre dalla morfologia del colon della persona ed anche dalla sua predisposizione psicologica.

La fisologia dell'intestino tenue prevede che il cibo (chimo) che è stato precedentemente predigerito, viene assorbito mentre l'acqua viene riassorbita dal colon. Tuttavia, se il colon non riesce a liberarsi velocemente, oltre a riassorbire  l'acqua, riassorbe tutte le sostanze tossiche tramite il mesentere, riversandole poi nel torrente ematico fino a raggiungere il fegato. Pertatnto chi non ha un intestino che funziona bene, si sente stanco perchè il fegato cerca di liberarsi delle sostanze tossiche utilizzando poi anche gli organi emuntori: polmoni (alitosi), reni (urine maleodoranti e cistiti), utero (candidosi e vaginiti), cute (eczemi, forfora, acne, brufoli, psoriasi). Quando il colon è pieno, contrasta la fuoriuscita del tenue (attraverso i vasi comunicanti).

- Cosa succede alla flora batterica dopo l'idrocolonterapia?

La flora batterica che viene rimossa, viene riconolizzata dall'intestino tenue. Proprio perchè il colon è nuovamente "vergine" dopo l'idrocolonterapia, la colonizzazione avviene con facilità.

- E' necessario integrare con qualche tipo di fermenti lattici dopo l'idrocolonterapia?

No, nessun fermento va integrato.

- Prima e dopo aver effettuato l'idrocolonterapia si consiglia un regime alimentare differente o la persona può alimentarsi come di consueto?

L'alimentazione può essere come di consueto sia prima che dopo l'idrocolonterapia.

- Alcune persone riferiscono una sensazione di "testa più leggera" dopo aver effettuato l'idrocolonterapia, a cosa è dovuto?

E' dovuto al fatto che il colon assorbe sostanze tossiche, fra le quali anche l'ammonio, che è in grado di passare la barriera ematoencefalica. (L’ammonio è un composto prodotto da batteri intestinali e dalle cellule del corpo durante la digestione delle proteine).

- Dopo aver effettuato l'idrocolonterapia è possibile effettuare qualsiasi attività?

Si, certamente.

Oltre al sito personale di Pietro Gullo, potete trovare informazioni sull'idrocolonterapia cliccando sulla pagina facebook Idrocolon terapia Pietro Gullo.

Di seguito l'intervista audio al dottor Massimo Melelli Roia laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università La Sapienza di Roma è Membro dell’Accademia di Medicina Tradizionale Cinese di Pechino ed è per il terzo mandato vice-presidente del Consiglio dei Supervisori dellaWFCMS (Federazione Mondiale delle Associazioni di Medicina Tradizionale Cinese). È docente di Omotossicologia in Italia e all’Estero, è stato consulente per l’Agopuntura dell’Università degli Studi di Chieti. Si è formato alla scuola di Iridologia del Prof. Velkover e del Prof. Makarchuk (Università Amicizia tra i Popoli di Mosca). Da oltre 20 anni pratica esclusivamente la Medicina Biologica con particolari significativi risultati nella sfera delle malattie autoimmuni.

Per informazioni potete contattare lo studio medico Melelli Roia a Perugia, trovate tutte le indicazioni sul sito web http://www.melelliroia.com